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"Dal micro al macrocosmo, passando dalla poesia alla metafora della vita. Gianfranco Bianchi è completamente immerso nelle sue opere, fino quasi a confondersi e immedesimarsi. L’approccio informale che lo caratterizza appartiene ad un’interpretazione pittorica assai interessante e degna d’analisi e studio. L’artista, abile nell´arte del disegno e della figurazione, ha abbandonato quasi completamente la tecnica accademica inseguendo qualcosa che sin dal principio apparteneva alla sua anima creatrice. Nel gesto artistico possiamo ritrovare quell´espressionismo astratto che prolificò negli Stati Uniti in parallelo all´informale europeo, un momento storico nel quale la “macchia” è diventata “segno” in una prospettiva espressiva che ricalca la tecnica detta “dripping”, utilizzata da Bianchi, e l’esperienza di Jackson Pollock con l’Action Painting.
Intuizioni e insegnamenti che provenendo dalla Storia dell’Arte si sono sedimentate nell’animo dell’artista toscano consentendogli, con il tempo, di reinterpretare in chiave molto personale.

Il risultato è sotto i nostri occhi con le celebri “Galassie”, nate da un´osservazione scientifica, filtrate dalla propria sensibilità e riprodotte su grandi tele. L´unione tra arte e scienza appare dunque, grazie al pittore, sotto una nuova luce, quella poetica, quella della fascinazione prodotta dal cielo, dall´infinito, dall´armonia dell’universo.
Gianfranco Bianchi è un artista in cui convergono e cooperano Pensiero, Anima e Gesto, pittore la cui espressione creativa esplode in opere che contengono molteplici fattori riflessivi che, grazie a questa nuova interpretazione, gli consentono di distanziarsi da facili catalogazioni.

L´automatismo creativo è puro ma al contempo controllato e consapevole nel gesto pittorico in leggera contrapposizione con quanto affermava l’esimio prof. Clement Greenberg (New York, 16 gennaio 1909 – New York, 7 maggio 1994) e la sua straordinaria teoria “Flatnes” con la quale molto semplicemente imponeva “behind canvas nothing”, ossia l’arte fine a se stessa, l’arte come consapevolezza che oltre al rappresentato non esiste altro. Nell´epoca contemporanea in effetti siamo abituati a ricercare sempre significati intrinsechi come se ci riferissimo sempre ad espressioni concettuali.
Con Gianfranco Bianchi possiamo venire attratti dal pensiero legato alla metafora dell’universo, al concetto di infinito e dunque di precarietà umana, ma è altrettanto importante godere della bellezza e dell’armonia trasmessa dalla scelta cromatica e compositiva dell’opera, spogliandoci dunque di pregiudizi dettati dalla voglia di trovare risposte ad ogni costo.

Alberto Moioli - Critico d´Arte (Settembre 2017)




“Quel ´viaggio´ di Gianfranco Bianchi"

Dire di Gianfranco Bianchi porterebbe a ripetere, almeno in parte, ciò che scrissi nel dicembre del 2015 dopo che - il giorno prima - s´era aperta la sua ´personale´ a Mantova, presso la casa del Mantegna, contestuale alla presentazione del Catalogo dell´Arte Moderna, Editoriale Giorgio Mondadori. Oppure, lo ricorderà, l’intervento che gli dedicai sull´Enciclopedia d´Arte Italiana.

Né sono opportune citare le parole con cui altri critici, storici dell´arte, giornalisti o poeti si sono soffermati sulla sua produzione pittorica.

Anche oggi, qui a Viareggio, al Maki Maki - dove è protagonista, con altri - sono più che altro le sue opere a definire la sua grande professionalità.

È un ´mondo´, il suo, ritmato da più elementi - è lapalissiano - anche apparentemente in antitesi, che sondano sia i caratteri di minima dimensione, sia quelli che definisco "astrali", a me particolarmente cari, che inevitabilmente portano la mente all´Uomo che da sempre s´è posto punti di domanda sull´“infinito”, in particolare sulle stelle e sui corpi celesti fissati dall´Arte, dalla Poesia e non solo. (...)

Il fine di un artista - d´ogni artista, quale sia la dimensione - è quello di darsi, di donare di sé il meglio, in ogni luogo e situazione.

Poi... c’è "Tosca" di Giacomo Puccini: "E lucean le stelle…".
Gianfranco Bianchi non copia. Non è un copista.
Interpreta con onestissimo sentimento quell´oltre che ancora - nonostante la tecnologia avanzante…, dopo la Luna ci sarà Marte…- ci inquieta e ci attrae.

E´ il mistero...

Nei riquadri magici ha saputo fissare il "suo" oltre con un brulichio fremente di colori ammalianti e coinvolgenti...

Lodovico Gierut - Critico d´Arte (luglio 2017)



GIANFRANCO BIANCHI, UN’ARTISTA CHE TRASMETTE MAGIE CHE SONO OPERE D’ARTE
Ormai è cosa nota. Io leggo siti di artisti o scrittori e spesso li scopro via facebook. Non ho bisogno di altro né di raccomandazioni o di solleciti. Raramente ho avuto delusioni se non da conoscenze avvenute in seguito, perché gli artisti dal vivo sono una raccapricciante delusione. Soprattutto per coloro che si dicono poeti.
Ho avuto modo di mettermi in contatto con l’artista pittore e scultore Gianfranco Bianchi navigando via internet per ore ed infine avendo riscontrato in lui la genuinità artistica ed umana, cosa indispensabile per essere un vero artista, mi sono concesso il diritto di esprimere le mie opinioni che io non chiamo ‘critica’, perché quella la lascio ai critici di professione che per questo si fanno pagare.
Gianfranco, come scrive con grande capacità di osservazione, Antonina Bertolino, è: «un caos apparente che trova un senso lasciando liberi i colori e che pone attenzione ai dettagli e alle dimensioni, facendo emergere l’ esigenza di cercare la profondità delle cose, osservandole al microscopio».
Questa definizione dell’artista Gianfranco Bianchi si potrebbe usare per molti artisti che spesso sono grandi ricercatori che osservano con occhi quasi elettronici fasci di luce che trasformano automaticamente in colori con la loro individuale sensibilità. Gianfranco non è uno scienziato e neppure un medico ma analizza il reale con esperte mani e con occhi elettronici che hanno il potere di trasformare in fenomeni naturali le sue opere artistiche come farebbe un mago che però non produce illusioni. E però ci stupisce pur sapendo che è difficile riuscire ancora a stupire. Chiunque si aspetta tutto e per lasciare a bocca aperta qualcuno serve veramente tanta fantasia, ingegno e, soprattutto abilità. E Gianfranco nella sua dimensione di uomo con un cuore di bambino ci trasmette tutte le sue illusioni fantastiche che fa diventare le nostre illusioni.

Giuseppe Recchia - Giornalista (Maggio 2017);




Un artista concettuale completo che ama sperimentare e che riesce a muoversi agevolmente nelle vari arti. Gianfranco Bianchi ti porta con maestria e sapienza nel suo mondo fino a farti perdere nei suoi colori e nel modo particolare in cui essi vengono utilizzati. Macrocosmo, microcosmo, forme creative, installazioni e quadri - scultura... il tutto per un artista che con le sue opere è in grado di far riflettere e di portare ancora una volta l´arte e il bello al centro della vita.

Monica Petroni - Poetessa (Gennaio 2017)




Non è facile collocare in un´area specifica Gianfranco Bianchi, data la versatilità tecnico-tematica acquisita sia per i tanti contatti umani e artistici avuti nel corso degli anni, sia per un´intima, inesausta necessità mentale che l´ha portato – diversamente dalla maggior parte dei pittori – a sondare e ad analizzare il cosiddetto “mondo reale”, cioè a dire la natura nell´avvicendamento delle stagioni, sia quella che mi piace definire “della microdimensione” fatta di materia aggregante che fissa con un´enormità di colori, ma non solo.
C´è pure la spazio, l´Universo delle stelle, delle nebulose e delle galassie a catturarne la curiosità d´artista sensibile ed equilibrato, professionalmente autonomo, sempre in viaggio per dire e fare e creare.

Lodovico Gierut - Critico d´Arte (Ottobre 2016)




Gianfranco Bianchi: caos apparente che trova un senso lasciando liberi i colori.
Un’arte che narra il ciclo di vita (mesi, ere, infinito) in un percorso spazio temporale dove porre attenzione ai dettagli e alle dimensioni, facendo emergere l’esigenza di cercare la profondità delle cose, osservandole al microscopio, fino a soddisfare il bisogno di andare oltre lo spazio, verso l’infinito e il divino. Le tecniche pittoriche (dripping, action painting, sketching, liquidismo), utilizzate mostrano perfettamente questa sensazione di lasciare andare i colori, le emozioni che la vita offre, liberi sulla tela, lasciandoli intrecciare e fondere in un caos apparente, che prima o poi troverà un senso.

Dott.ssa Antonina Bertolino - Rochel Rehael Ltd (Luglio 2016)





-Le costruzioni paradossali e irriverenti di Gianfranco Bianchi creano, alla Casa del Mantegna, un ambiente immersivo ad alta temperatura poetica. L´antica dimora rinascimentale si trasforma così, stavolta, in una sorta di Cape Canaveral per un viaggio imprevedibile tra galassie e tempeste spa¬zio-temporali generate da immagini ed idee originalissime.

La mostra è la dichiarazione d’esistenza di un artista che reclama, da sempre, la rivolta contro le espressioni di pessimo gusto così care al mondo piccolo borghese (a partire dal quadro d’appartamento con i sottoprodotti figurali o neo astratto-informali). Emerge così una attività artistico-creativa che si offre quale fonte di piacere e di gioco: una attività, se vogliamo, del tutto inutile e fondamentalmente estetica perché rivolta a creare arte quasi povera.

Nelle stanze mantegnesche sette cicli espressivi si inoltrano su temi apparentemente diversi ma uniti da una filosofia di indagine della realtà. Si comincia col ciclo dedicato delle «Galassie» per costruire il sentimento di orizzonti senza limiti, tra macrocosmo e microcosmo, e ci si addentra intorno ad installazioni di pregevole fattura. Nella malia delle segrete ragioni delle Galassie ci appare poi un Ouranòs, un cielo pervaso dal pulsare di una divinità cupida d’amore che regala nascita e morte, estremi bellissimi e invalicabili della vita.

Ma che ci fa in mostra quel cubo di Rubik che ha fatto impazzire la mia generazione? e dove ci porta quel labirinto ispirato dal film Shining di Stanley Kubrick? È evidente: l’artista si diverte mentre sciorina l’epifania della sua poetica un po’ new dada; mentre racconta la speciale dimensione temporale dei suoi pezzi e della ricerca del rapporto di empatia che si può produrre anche così con lo spettatore. E ci parla di situazionismo e di stramberie tecniche, e intanto ci conduce oltre lo scollinamento di qualsivoglia rappresentazione illusionistica di ordine prospettico spaziale di tradizione.

I suoi elaborati, i suoi «concept item», oggetti gravidi di virtù e saperi, sembrano costruiti per potersi spostare nel tempo-spazio di ognuno di noi, per poter tornare indietro nel nostro passato o per cercare il nostro futuro.

Ma ciò che più conta è che le opere di Gianfranco Bianchi sono fantasiosi lampi di luce, dripping esplosivi, apparizioni celibi per scapoli neo-duchampiani, per le curiosità avventurose e oniriche di tutti noi.

È un lavoro meditato, raffinato e graffiante quello di Bianchi, in cui nulla è concesso al puro compiacimento formale, è un lavoro che insegue costantemente il confronto con le ricerche estetiche delle contemporaneità e che ci catapulta in un universo di immagini spiazzanti, irrequiete e baldanzose.

È questo il mondo che l’artista sta portando in giro nelle maggiori gallerie pubbliche italiane e che affascinerà – ne sono certa - anche il pubblico di Mantova. Questa mostra, voluta con assoluta consapevolezza dall´Assessorato alla Cultura, rende perciò omaggio a una personalità di straordinario interesse umano ed artistico, una personalità che occupa, a buon diritto, un posto importante nel panorama artistico nazionale e non solo.

Francesca Zaltieri - Vicepresidente con delega al Lavoro, alla Cultura, ai Saperi e alle Identità Territoriali della Provincia di Mantova (Novembre 2015)





-Comprendere il senso della vita appare impossibile in particolare anche il solo pensarci in un´epoca segnata da decadenza e smarrimento. Comunicare il ciclo della vita è un privilegio che solo un artista avrebbe potuto permettersi.
Ecco che Gianfranco Bianchi ci stupisce con una creatività fuori dalla norma e una capacità di realizzare, contemporaneamente, più cicli nella migliore tradizione dell’esuberanza italiana.

Nel piano superiore di Casa del Mantegna, dal 28 novembre al 3 gennaio, in uno dei periodi più importanti di una Mantova Capitale della Cultura, nella rassegna "Avanguardia Rinascimentale", ideata dal vicepresidente della Provincia di Mantova e Assessore alla Cultura Francesca Zaltieri, una mostra personale in più sale per raccontare anni di ricerca e coerente linguaggio artistico fra filosofia, comunicazione, lettura del tempo di un Gianfranco Bianchi che si conferma un maestro del pensiero pittorico e concettuale dei nostri giorni.
In sei sale il pubblico e gli appassionati d´arte potranno osservare un ipotetico ciclo della vita che li farà viaggiare attraverso i mesi che segnano le tappe dei nostri anni, le galassie di apparente infinita durata, i microcosmi segnati dai loro attimi, la stanza delle Ere con chiaro riferimento alle testimonianze lasciate da popoli lontani, fino ad arrivare a declinare il concetto del tempo stesso attraverso i colori che ne determinano il suo incessante procedere. La mostra termina con il recupero di un passato dell´artista che ci fa comprendere il suo presente giocoso all´insegna di un´arte che è la filosofia di vita semiseria per comprendere l’esistenza e apprezzarla fino in fondo.

Gianfranco Bianchi ci sorprende per qualità, creatività e soprattutto, in un mondo di cloni, per somigliare solo a se stesso.

Prof. Giammarco Puntelli - Critico d´Arte (Novembre 2015).





-Il fascino dell’astratto pervade negli splendidi dipinti del maestro, Gianfranco Bianchi, dove l’elemento mobile e fantastico, nell´intensità emozionale del colore coniuga il reale con l’immaginario, la poesia con l’enigma, il senso con la ragione. Nasce, così, una autentica narrazione figurativa di onirica bellezza, in cui i paesaggi cosmici, tra galassie, nebulose e corpi stellari sono ricreati con armonie inedite di forme e colori, e finissime sensazioni nella varietà dei fermenti ispirativi, dove la libera gestualità pittorica concretizza una trasognata realtà astratta.

Ecco che allora, nelle visioni oniriche, si inseguono forme immaginarie, tra allusioni esistenziali e simbologie, percorrendo un viaggio ideale del pensiero nell´evocazione del filone astratto, da Kandinsky a Jackson Pollock, in cui emerge il ritmo lirico quasi musicale di libere forme geometriche che si evolvono in sprazzi cromatici nel tessuto materico in paesaggi stellari immersi nell´infinito blu e nell´armonia universale.

Sorprende nei dipinti del maestro Gianfranco Bianchi l’alta sintesi grafica e coloristica che giunge con immediata spontaneità all´effetto visivo nella simbologia di forme e colori che si evolvono in una nuova spazialità pregna di luminosità con lontananze liriche nella costante ricerca di ricreare fantasticamente la materia, veicolo di significati e valori della vita. Ecco perché, nella pura creatività lo stesso supporto di base nei suoi autentici dipinti vive una simbolica metamorfosi, mentre appaiono brillanti tonalità, tra i rossi fiammeggianti, i gialli solari ed i bianchi lunari nella sospensione magica di momenti per vivere il mistero della vita in una dimensione ideale, in cui il tempo trascende lo spazio nella suggestione globale ed emotiva di forme, colori e luci in movimento.

In tal modo, la rappresentazione pittorica diviene metafora di uno spazio, in cui le libere improvvisazioni formali e coloristiche rivelano la netta coincidenza tra rappresentazione ed azione, dove primeggia la tecnica pittorica dell’ “action-painting” che ha la sua matrice nel romanticismo americano nel rapporto con la stessa natura. Alla fine, la visionaria narrazione di Gianfranco Bianchi approda nello spazio immaginario, trasfondendo il momento dell’inconscio e del sentimento, mentre il senso respinge la razionalità della forma in un’interpretazione romantica, perché informale rispetto al rigoroso classicismo-formalismo di Mondrian in un astrattismo severo e contenuto nelle ripetute forme geometriche.

La libera e naturale gestualità, quindi, nel vorticoso turbinio e nell´alchimia coloristica, tra gli azzurri crepuscolari e l’intensità del blu nei trapassi di bianca luce e nell´immediatezza del riflesso, rivela l’interiore emozionalità dell’autore, in cui si svelano le forze del sogno e l’abbandono all´inconscio per inoltrarsi nella meravigliosa scenografia di una surreale realtà. Segni e colori, dunque, si fondono armonicamente, interpretando la poetica dell’immaginario nell´espressione di energia e di vitalità per vivere il mistero segreto delle cose e della materia, in cui le improvvisazioni psichiche si confondono nella fantasia cromatica della complessa trama pittorica, mentre le dinamiche tonalità e le sovrapposizioni materiche convergono nella libera gestualità del colore in una dimensione nuova e sconosciuta.

Oltre la stessa concettualizzazione dell’immagine, percorre la straordinaria narrazione di Gianfranco Bianchi per manifestare l’odierna cultura avveniristica orientata sempre verso inedite forme espressive per un nuovo concetto d’arte. Sta qui il fascino nei dipinti del maestro Gianfranco Bianchi: l’immediata gestualità pittorica nell´abile esecuzione dello Sketching, crea mondi fantastici in affascinanti composizioni cromatiche, dove l’espressione del colore diviene trascrizione di sentimenti ed un logos ideale di emozioni in afflato con le armonie universali, aprendoci la via ad una nuova fantasia nella sublimazione dell’arte.

Dott.ssa Carla d’Aquino Mineo - Critico d´Arte e Gallerista (Gennaio 2015)




Le ricche suggestive atmosfere che trattano dell’universo e del cosmo così come le racconta in pittura questo artista dal grande garbo descrittivo,
dichiarano inequivocabilmente che tutte le trame espresse, di segno o di colore che siano, appartengono ad una intimità concettuale che parte dall´anima e si
connette alla tela con un passaggio così naturale da rievocare la preziosa funzione del processo chimico della fotosintesi clorofilliana dove, al posto delle piante, grazie alla luce, sono gli astri a goderne e vivificare.

Nel grande e operoso impegno di Gianfranco Bianchi e grazie alla sua fertile e zelante operosità s’intuisce facilmente il tempo e l’attenzione rivolti alla ricerca e tutta la prorompente vitalità che sgorga dalle sue intuizioni tecnico-stilistiche dichiarano ampiamente la vastità, la portanza e la capillare preparazione di
un progetto a lunga gittata e quindi pensato con la lungimiranza adeguata
all´opera d’arte.

Apprezzare e godere dello sviluppo complessivo dei suoi dipinti edulcora lo stato d’animo di ogni fruitore o osservatore di turno perché l’interpretazione globale di ciò che trasmette questo autore è consegnata a chiunque con molta freschezza d’espressione, con alacre dinamismo e soprattutto con molta onestà intellettuale perché tutte le risposte emotive che cerca inconsapevolmente lo spettatore sono puntualmente decantate sulla tela: in quel nucleo cosmico che si trasforma in energia ed empatica dinamicità.

Dott. Gastone Ranieri Indoni - Critico d´Arte ed Editore (Dicembre 2014);




Il silenzio dello spazio, la luce delle stelle, i percorsi che segnano il destino, la personalità o semplicemente il ritmo di una giornata.
Lo spazio come limite da contemplare (per superarlo), come tema di studio, come fascinoso mito sul quale riflettere per tornare alla vita.
Da sempre l’uomo ha alzato gli occhi al cielo. La ricerca della spiritualità trova l’infinito della condizione dell’essere a partire dal Regno dei Cieli.
Lo scienziato osserva e prende appunti.
E la fisica incontra il sentimento in nome di una notte di stelle cadenti.
Insomma le galassie, la fantasia e la ricerca scientifica loro legata genera passione, dubbi, osservazione.

Gianfranco Bianchi, presa la cassetta degli attrezzi dei colori, (in)segue un’arte che si differenzia da altri per soggetti, soprattutto per interpretazione pittorica.
Il cielo è stato un tema di grande ricerca in arte, mi riferisco alla luce e ai cieli che mostravano il senso sociale e politico del periodo storico di Turner.
E cosa dire del cielo sempre più contorto e difficile di un van Gogh che cerca l’essenza della realtà. Proprio un van Gogh che metta in primo piano l’importanza del cielo in rapporto alle figure umane e a suoi amici.
Era il 1888 quando Vincent van Gogh decide di dipingere “Notte stellata sul Rodano”.
L’indagine sull’essere umano, sul suo cammino, sul suo destino, sul senso del passato per programmare un futuro, tutto in quell’opera. In un’opera la presenza dell’uomo.

Gianfranco Bianchi è artista vero, di pensiero e di evidenti capacità tecniche. Dopo essersi confrontato con opere che fanno dello sviluppo del pensiero filosofico il tema preferito, dopo aver affrontato qualche opera di denuncia e provocazione sociale, dopo aver portato alle dimensioni maggiori ciò che in realtà è molto piccolo, cerca di dare un non confine ad una tela che rappresenta l’infinito per definizione.

Qui l’arte incontra il pensiero e il dialogo assume un aspetto interessante e in parte inedito per l’arte contemporanea.
La tecnica, efficace e, come si vede dalle immagini ma soprattutto “live”, particolarmente adatta ed emozionante in tale contesto, supporta il tema.
In questa caso la riflessione di Bianchi riproduce un dialogo antico che intreccia le notti con il destino degli uomini: se da una parte abbiamo la ricerca della scienza, i dubbi e le domande dell’uomo, dall’altra abbiamo il suo senso poetico e di meraviglia. E qui l’emozione si veste di scienza, e dove lo studioso lascia spazio al poeta avvengono meraviglie. E su questa strada incontriamo un Bianchi che osserva il cielo con gli occhiali dello studioso per poi riporli e perdersi nel destino poetico che lega un uomo di luce ad un destino di ordine e di gioia.

Prof. Giammarco Puntelli - Critico d´Arte (Novembre 2014);




Guardando le galassie create da Gianfranco Bianchi, viene da domandarsi se forse anche Dio non abbia realizzato l’universo ‘sgocciolando’ materia su un piano inclinato. In fondo la razionalità della scienza, la follia dell’arte e il mistero della spiritualità raccontano con linguaggi diversi un’unica verità…

L’attimo ‘infinito’ immortalato dall’artista nasce dall’osservazione astronomica effettuata con il telescopio Hubble, il più potente al mondo.
A questa perfezione cromatica del cosmo corrisponde però il caos geniale dell’arte. La follia ‘eletta’ da Gianfranco Bianchi è quella di Jackson Pollock…

Appassionato di fantascienza e allo stesso tempo acuto osservatore della realtà, Bianchi definisce una nuova generazione di pittori. Nati artisticamente con un codice genetico dove è già presente l’informale, i giovani contemporanei elaborano un figurativo dove è già impressa la lezione dell’astratto. Ne deriva così una nuova realtà, che contiene l’inquietudine e l’universalità del concettuale. Bianchi inizia la sua carriera di pittore nel 2003 con falsi d’autore. Van Gogh e le sue notti stellate segnano la sensibilità dell’artista, che grazie alla scintilla innescata da Pollock trova l’ispirazione per raccontare l’equilibrio del cosmo attraverso la drammaticità dello sgocciolamento.

Laura Tabegna - Giornalista (Settembre 2014)




Ricercatore del mistero dell´universo, dell´energia che ha creato la vita e del fascino di dimensioni parallele, Gianfranco Bianchi, ci accompagna in un percorso spettacolare quanto difficile alla scoperta (o almeno alla percezione) di ciò che ci circonda.

Lo fa da artista e da divulgatore nel segno della pittura, lo fa con quel senso di magia che la scienza e la fisica hanno da sempre.

Interessante vedere nelle sue opere non solo le capacità pittoriche ma soprattutto la cura dei particolari che ci riporta all´attenzione che i grandi maestri hanno avuto in passato per le loro tele e gli argomenti scelti.

Scoprire l´universo e le dimensioni dell´essere attraverso l´arte di Gianfranco Bianchi è come attraversare, un passo dopo l´altro, i percorsi dell´infinito.

Prof. Giammarco Puntelli - Critico d´Arte (Luglio 2014)




Gianfranco Bianchi è il traghettatore della materia verso il divino. La sua arte è uno strumento comunicativo puro, immediato. Il colore, consistente e corposo, si impone nello spazio e diventa vivo attraverso la luce, vera forza universale; colore che è essenza di vita, in contrapposizione all´oscurità dello sfondo, all´ignoto dell’anima umana e all´immensità dalla quale essa deriva. Lo spettatore viene proiettato al di fuori del proprio spazio e del proprio tempo, in una dimensione dilatata, sconosciuta e pure interiore ed è spinto a riflettere, a porsi domande su ciò che l’artista definisce “caos apparente”.

Un caos a tratti confuso e a tratti fluido, ritmato da una natura forte che emerge attraverso la materia di metalli quali l’oro, il rame, il bronzo: è il brodo primordiale dell’esistenza, apparentemente caotico ma in realtà portatore di un equilibrio perfetto. L’artista, attraverso la posizione adottata fisicamente nell´atto del creare, lo respira e ne viene assorbito, vi rimane intrappolato per poi esplodere lasciando tracce visibili di sé, primitive, profonde e vere. Le sue sono forme interiori che emergono, tattili, grazie alla generosità di colore impresso sulla tela che diviene il punto d’incontro tra materia e anima, vero trait d’union tra il vissuto dell’artista e le sue passioni, le sue paure.

La tela è la madre terra e il pittore la abita, la vive. Da qui osserva l’universo che lo circonda, gli ammassi interstellari così lontani.
Bianchi va oltre l’action painting: il suo dripping si evolve in liquidismo e i colori si mescolano sulla tela inclinata in movimenti vitali, palpitanti; veri interpreti dei sentimenti, riflettono, attraverso la loro intensità, l’essenza umana.
Davanti alle sue opere, l’osservatore ascolta il silenzio dell’artista come rapito da una sinfonia, da una musica che incanta ed avvolge in linee infinite e tangibili. L’occhio si perde nella profondità della tela per afferrare la superficie terrena, reale; percepisce la distanza tra l’immenso e l’umano in una continua messa a fuoco ora dell’uno ora dell’altro, con la sensazione di poter rimanere intrappolati in qualche dove, tra le due dimensioni. Rassegnata, la vista cede davanti a tanta profondità. Poi, quando tutto si placa, l’opera cambia posizione, cattura lo spazio perpendicolare, si accende. L’artista adesso si ferma davanti alla propria creazione, diviene lui stesso osservatore del proprio io. E la tela inizia a danzare.

Sabrina Ceni - Scrittrice, Merlino Bottega d’Arte - Firenze (Giugno 2014)




Gianfranco Bianchi traccia quelli che sono i contorni di un nuovo universo. La galassia, con le sue nebulose, diviene il suo nuovo oggetto di analisi cosmica. Il Maestro ci parla visivamente di un mondo a noi per molti versi sconosciuto e lo fa attraverso il grande equilibrio tonale e la dotta compostezza con la quale realizza le sue figure.

Salvatore Russo – Critico d’Arte (Maggio 2014).




- …ogni qualvolta lo sguardo si sofferma su un dipinto, lo spettatore prova estrema curiosità e stupore nello scoprire ciò che la composizione vuole comunicare.
Gianfranco Bianchi affida gran parte del processo creativo alle suggestioni (spesso prettamente cromatiche) derivanti dal rappresentato.
…la meravigliosa serie dedicata alle Galassie…un osservatorio spaziale creato dall’Artista per accompagnare il nostro occhio attraverso l’Universo e le suggestioni che offre: una sublime estasi visiva e spirituale.
…bizzarri accostamenti cercano geometrie astratte oppure simboliche rappresentazioni di una realtà che sembra, ancora una volta, confermare la presenza di una dimensione ultra-terrena ed ultra-terrestre.
…nuove inaspettate composizioni astratte che ci riportano a ricordi impressi dell’inconscio collettivo, attraverso i colori, richiamano il presente e la vita attraverso temi più vari e disparati, dal quotidiano sino all´indagine dell’inconoscibile.
Ogni quadro ha la caratteristica di arrivare oltre l’occhio, dove la mente non s’aspetta; questa incontrollabile irruzione è la piacevole ferita inferta dall´Arte che sa rimanere impressa e farsi ricordare.-

Dott.ssa Letizia Lanzarotti - Consulente, Esperta e Scrittrice dell´Arte Contemporanea (Agosto 2013).




-Gianfranco Bianchi, pittore folgorato sulla via di Pollock, dal maestro dell’action painting impara il dripping per poi tradurlo in una lingua viva, un liquidismo in cui i colori, liberi sulla tela, si fondono a rilievo con scaglie metalliche.
Il discorso si fa quindi materico, solo apparentemente caotico, comunque perfetto per descrivere una casualità che è prima di tutto esistenziale.

Sebastiano Collu – Press Officer (Marzo 2013)




-Con una straordinaria enfasi ed una propria interiorità l´artista Gianfranco Bianchi realizza spazi e volumi di intima riflessione percorsi da una serie di effetti cromatici-strutturali che lo contraddistinguono pienamente. L´estro del dripping materico è impreziosito da una ricerca espressiva importante che gode di una luce viva, palpitante, e da un’affascinante resa potenziale del colore. Egli si dedica al concetto di spazialismo con una costante carica contenutistica ed una ricerca visiva piena di sperimentazione, colore ed inventiva. La materia, intrisa di vitalità e ricercatezza, attraversa ogni sua opera con una padronanza tecnica ed una maestria interpretativa responsabile e libera da ogni schema pittorico. Segni, forme e immagini, decisamente personali e intrisi di esplosioni liriche, rappresentano uno spazio concettuale armonico che si riempie di un colore e di un estro sempre attento.

Monia Malinpensa - Gallerista (Marzo 2013).




-La tecnica del dripping utilizzata da Gianfranco Bianchi raggiunge una propria, potente forza d´espansione nella decelerazione di forme variegate in isole dominanti, porzioni illimitate di colore intenso e deformante…sarebbe tuttavia limitante racchiudere il lavoro artistico di Gianfranco Bianchi entro i limiti dell´action painting comunemente intesa: la sua è più una pittura “agita” dove il colore, una volta sgocciolato, subisce un´ulteriore fase di trasformazione tramite l´inclinazione ed il movimento del supporto. Ancora di più la generosità cromatica trova nello spessore e nella materia il proprio ideale referente estetico: l´opera acquista ed aumenta la sua struttura, divenendo scrittura e linguaggio…La pittura d´azione viene – per così dire – ripensata ed incanalata nel solco di una dimensione non solo estetica, ma anche narrativa.
Le forme organiche, liquide, biomorfe di alcuni dipinti fanno così da contraltare a quelle spigolose e geometriche di altri, in un vivace dialogo tra immediatezza e riflessione. Parallelamente ed ulteriormente l´artista crea opere in cui
l´accostamento di più moduli o pannelli è funzionale ad una composizione dinamica, in continua, ambigua ridefinizione: quadri che, ricondotti ai loro titoli, - elementi indispensabili per la visualizzazione totale dell´opera – assumono caratterizzazioni ironiche che sottolineano uno stile ed una raffinatezza spiccatamente intellettuale.-

Alberto Gross - Critico d´Arte (Dicembre 2011).




- Sono poste in evidenza tutte le qualità estetiche consone a rappresentare la struttura pittorica e scultorea di Gianfranco Bianchi…al fine di presentare l’intera opera pittorica colma di sillogismi all’interno di un’ampia sezione bene calcolata, nella varietà dei toni e delle molteplici visioni, nettamente definite nei termini della sovrapposizione informale, in un contesto proprio in cui la storia diviene incisivamente condizionata dal messaggio cadenzato e illusorio, proposto con eccezionale bravura nella metamorfosi oggettiva del simbolo, proposto con metaforiche intuizioni conformi al concetto proprio dello stesso autore. -

Flavio De Gregorio - Accademia Santa Sara di Alessandria (Ottobre 2011).




- Bei lavori, unisci alla tecnica il concetto, per cui le opere sono veicolo di significati che derivano dall´esperienza quotidiana che la vita di oggi ci può offrire. Nel bene e nel male.-

Domenico Asmone - Pittore e Presidente della "Brigata del Leoncino" di Pistoia (Giugno 2011).




-Il colore è l´elemento che veicola il messaggio di intime sensazioni e di profondi sentimenti: colori forti e sovrapposti, toni netti che nell’unione creano realtà sfumate, corposità del colore fino a renderlo materia viva.
La forma della tela è concepita come realtà simbolica: molte opere hanno forme particolari che richiamano varie realtà, altre sono frutto di assemblaggi di varie parti tanto da rendere ogni opera continuamente interpretabile.
Sono opere nelle quali si alternano forza ed eleganza forme originali a forme giocate secondo l´avvicinamento delle parti che le compongono: opere davanti alle quali ciascuno viene coinvolto da interrogativi ai quali cercare risposte fatte di colore e stati d´animo.
La pittura di Bianchi è una continua ricerca e una continua sperimentazione di colore-messaggio e forma-simbolo così da dar vita a un´evoluzione mirata alla difficile indagine del mondo delle sensazioni e dei sentimenti.-

Ilaria Minghetti - Saggista e Critico di Letteratura e Arte (Febbraio 2011)




- Per meglio comprendere le opere, per la maggior parte, “tattili” di Gianfranco Bianchi, occorre recuperare la teoria sulla creatività della psicoterapia Gestalt, teoria che riesce a spiegare, pienamente, la sostanza della creatività stessa.
Le opere di Bianchi, a volte monocromatiche, a volte caleidoscopiche nei colori ma con essenze di colori e di percezioni, concretizzano una forte idea dello spazio e dell’opera che possiede l’artista.
L’opera parte da un’idea di uno spazio ragionato, da raccontare con accesa fantasia in cui la creatività, dunque, è perno centrale e punto di forza.
Infatti, se dobbiamo precisare, mai come in questo caso, cioè mai come nelle opere di Gianfranco Bianchi, ricordiamo che “ il termine “creatività” non è sostantivato, ma è attributo essenziale dell’esperienza di contatto, è una qualità dell’esperienza del campo, una proprietà delle opere che non può essere isolata dal contesto vitale in cui si esplica e si attualizza….
Ne derivano opere come Disintegrazione di un prato di lavanda, oppure Giza o Argento Oro e Bronzo, in cui il colore freddo dell’argento si accosta con i toni caldi dell’oro, come nel caso di Platino e Bronzo ed in altre opere in cui Bianchi si conferma artista originale e fuori dagli schemi.
…Egli dipinge “matericamente”e sembra abbondare nella materia; infatti, spesso, le sue opere, appaiono come dei bassorilievi, alla nostra percezione.
…Equilibrio cromatico, ritmico cromatico, bilanciamento di colori, armonia: sono questi i tratti distintivi del pittore che al di là del segno, racconta e comunica messaggi del suo tempo…

Gennaro Galdi
Accademia Euromediterranea Delle Arti
gennaro.galdi1@tin.it (Febbraio 2011)

 
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